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domenica 22 aprile 2012

Gardaland 2012

http://www.clubmagellano.it/gardaland-in-bus/gardaland-2/

Info Gardaland

Gardaland, il parco divertimenti sul Lago di Garda, ha compito 35 anni nel 2010 ma non ha ancora smesso di ingrandirsi ed aggiungere nuove attrazioni ogni anno. Nel 1975 copriva una superficie di 90.000 metri quadri mentre attualmente occupa 600.000 metri quadri con attrazioni meccaniche, tematiche e acquatiche.

Una delle principali caratteristiche del Parco è la presenza di grandi aree tematizzate, in particolare: Birmania, Atlantide, Hawaii, Egitto, Oriente, Far West, Spaziale, Africa ed Europa del secolo scorso.

Storia

Nato dall’idea di un imprenditore locale, Livio Furini, appena tornato da un viaggio negli USA e da una visita ad un parco Disney, Gardaland divenne nel giro di soli cinque anni il parco divertimenti italiano più famoso. L’ingresso costava solo 1750 lire ma fu solo quando divenne il set di Bim Bum Bam che Gardaland consolidò la sua fama. Nonostante questo per parecchi anni rimase una struttura di modeste dimensioni, ampliandosi ogni circa 4 anni, migliorando la qualità delle attrazioni offerte e le tematizzazioni.

Tuttavia il successo riscosso dal concetto di “parco dei divertimenti” ha portato la direzione ad adottare ampliamenti e nuove attrazioni si sono rese necessarie per poter fronteggiare la concorrenza nazionale ed europea sempre più predominante.

*Dati calcolati considerando esempio tipo “Milano”distanza A/R 300Km (150+150), costo carburante 1,75 €/l e una resa dell’automobile di 14 km/l.

Gardaland è il più grande Parco di divertimenti d’Italia, il secondo più grande d’Europa e il quarto al mondo…in continua crescita.
Gardaland rappresenta con le sue 37 attrazioni in continuo aumento, i suoi 600.000 metri quadrati, i suoi 3,5 milioni di visitatori e i suoi spazi Adrenalina, Fantasy, Adventure…un’attraente realtà per tutti i gusti…per i più temerari e per i più piccoli, e grazie alle nostre convenzioni e offerte accessibile davvero per tutte le tasche.

Club Magellano garantisce un’offerta impareggiabile per accedere al parco.

E per i bambini alti meno di un metro Bus+ingresso a 15 euro

(un bambino per ogni adulto pagante)Dati generali Giornate a Gardaland

Partenza

20/05 | 27/05 | 10/06 | 24/06
08/07 | 22/07 | 05/08 | 19/08

Prezzo

a soli 45€
(Biglietto d’Ingresso Incluso!)

Nel prezzo è incluso
  • Viaggio A/R con pullman GT;
  • Biglietto d’Ingresso al Parco;
  • Giornata intera nel Parco divertimenti;
  • Accompagnatore durante tutta la durata del viaggio;
  • Assistenza 24/24h durante tutto il soggiorno;
  • Assicurazione RC;
  • Materiale Informativo;
  • Trasferimenti come da Programma;
Il prezzo non comprende
  • quanto non specificato nella sezione “nel prezzo è incluso”.
Agenzie, scuole e gruppi

Scopri le offerte, catalogo e locandine.

Altre offerte
  • Solo biglietto: 29 €
  • Solo bus: 20 €
  • Prezzi speciali per le famiglie
  • Sconto comitive

Programma Giornata a Gardaland

  • Ritrovo nei luoghi stabiliti e partenza come da città e luoghi di carico pubblicati sotto;
  • Arrivo a Gardaland in mattinata e tempo libero per godersi tutta la giornata al parco … tra le sue mille attrazioni. Fuga da Atlantide, Mammut, Blue Tornado e Space Vertigo sono solo alcune delle giostre da provare.
  • Alla chiusura del Parco (ore 23.00 – dal 15/06 al 09/09; ore 18.30 fino al 15/06) ritrovo nel parcheggio e partenza per il rientro.

Città di partenza

  • Milano, Piazza Castello (fermata Cairoli MM1 rossa), 07.55
  • Melegnano, ( +5 €) Stazione F.S., (lato Viale della Repubblica – fare sottopassaggio) 07.30
  • Bergamo, fermata autostradale Dalmine, 08.40
  • Brescia, casello Centro,09.10
  • Sesto San Giovanni, casello Sud, 08.05
  • Agrate, fermata autostradale, 08.15
  • Trezzo sull’Adda, casello, 08.25
  • Grumello Telgate, casello, 08.55

Contatti

02.39523309

Lun-Ven | 9.00-18.00

327.1493890

Sempre attivo

info@clubmagellano.it

domenica 25 marzo 2012

Reggio Emilia Disco - Informazioni Turistiche su Reggio Emilia e suoi Eventi

Bologna
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Piacenza
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ReggioEmila

Rimini

Vacaloca
Hangar 6268
TempoRock
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La Dacia Club

http://www.spettacolinews.it

25/05/2010
Certe Notti a Mirabello Aria Aperta
Unica data estiva open air, 24 Giugno 2010
di Cristian Pedrazzini
Video
Foto
Applaudita in tutti i teatri italiani, Certe Notti, l’ultima fortunata produzione di Aterballetto, sarà il 24 giugno a Reggio Emilia nell’ambito di Mirabello Aria Aperta.
Lo spettacolo è stato riadattato con un allestimento unico, che verrà rappresentato esclusivamente al Mirabello. I 18 danzatori si esibiranno su un palcoscenico di circa 24 metri, alto due metri e mezzo da terra in modo che i passi di danza siano perfettamente visibili, molto meglio che in un teatro di tradizione. L’allestimento si avvarrà di uno schermo di oltre 13 metri di base con le videoinstallazioni di Angelo Davoli e di un impianto di diffusione del suono sofisticatissimo per trasmettere tutte le emozioni della musica e delle parole di Luciano Ligabue, ma “invisibile” per lasciare tutto il palcoscenico alla meraviglia della danza.
Reggio Emilia e la sua provincia offrono poi diverse occasioni per passare un week end in una bella terra ricca di cultura, tradizione, arte e paesaggio

Grazie a www.spettacolinews.it

22/03/2011
Sabato 16 Luglio 2011 al Campovolo di Reggio Emilia
Unico Live Elettrico di Ligabue Nel 2011
di Cristian Pedrazzini
Video
Foto
Dopo essere stato incoronato artista dell’anno e aver registrato nel 2010 un successo discografico e live dietro l’altro (disco più venduto, singoli più programmati dalle radio e tour più visto), per LIGABUE … il meglio deve ancora venire! Così, a chiusura di un anno straordinario tra stadi (16 date sold out), palasport (12 date sold out) e teatri (28 date sold out), LIGABUE dà appuntamento ai suoi fan, il 16 luglio all’interno dell’Aeroporto di Reggio Emilia, per CAMPOVOLO 2.0: un concerto (unico live elettrico del 2011) e una giornata di grande festa (tra quanto succederà sull’unico palco lungo 80 metri e nel LigaVillage) che si preannunciano imperdibili e irripetibili!
Prodotto e organizzato da Riservarossa e F&P Group, CAMPOVOLO 2.0 si svolgerà nella stessa area (Campovolo) dove il 10 settembre 2005 LIGABUE suonò di fronte a 180.000 persone (record europeo di biglietti venduti, per un solo concerto, con 165.264 paganti). L’area è stata predisposta per accogliere 100.000 persone. Tale numero consente di gestire in modo adeguato tutte le varie fasi, dall’afflusso al deflusso del pubblico, i parcheggi, la visibilità del palco e tutte le aree attrezzate del LigaVillage.
La prevendita dei biglietti avrà inizio dalle ore 14.00 di domani, con 3860 punti vendita aperti in contemporanea (prima volta assoluta per un concerto) e tutti i principali circuiti coinvolti (www.ticketone.itè l’unico che prevede la vendita online), ma i fan di LIGABUE iscritti a barMario (barmario.ligabue.com) potranno già acquistare i biglietti a partire dalle ore 14.00 di oggi. Acquistando il biglietto si potrà accedere a sorprese e contenuti esclusivi nella sezione dedicata all'indirizzo www.ligachannel.com/campovolo.
Prima di LIGABUE, sul maestoso palco di CAMPOVOLO 2.0, suoneranno band emergenti (scelte tramite un apposito “contest” organizzato da Ligachannel) e artisti supporter.
L’evento CAMPOVOLO 2.0, che avrà il suo apice nel concerto di LIGABUE la sera di sabato 16 luglio, inizierà in realtà venerdì 15 luglio con l’apertura alle ore 14.00 del LigaVillage, un’area dove sono previste diverse attività (ristorazione, sport, giochi e intrattenimento, mostre fotografiche, proiezioni cinematografiche, stand dedicati alla solidarietà e all’ecologia, merchandising e tanto altro …), perché CAMPOVOLO 2.0 sarà soprattutto sinonimo di grande festa.
Da venerdì 25 marzo sarà in radio “IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE”, nuovo e quinto singolo (dopo “Un Colpo All'anima”, “Quando Canterai La Tua Canzone”, “La Linea Sottile” e “Ci Sei Sempre Stata”) estratto dall’album multiplatino, “ARRIVEDERCI, MOSTRO!” (Warner Music).
In attesa di CAMPOVOLO 2.0, i fan potranno godersi LIGABUE domani su 190 schermi cinematografici in tutta Italia, in occasione del LIGABUE DAY 2011. Si tratta di un record assoluto a livello europeo quanto a numero di sale connesse per un evento via satellite in un unico paese. Sarà proprio al cinema che verrà infatti celebrato il 2010 di successi firmati LIGABUE: con il LIGABUE DAY 2011 verrà ripercorso un anno di emozioni, un anno di canzoni, un anno di musica. Dalle ore 21, in collegamento con 190 sale in tutta Italia (elenco su www.nexodigital.it), LIGABUE presenterà la nuova versione inedita ed esclusiva del meglio delle riprese realizzate in tutte le date del suo ultimo tour negli stadi e anticiperà le novità relative a CAMPOVOLO 2.0. Ma non è finita qui: ci sarà l’anteprima del videoclip del brano “Il Meglio Deve Ancora Venire” (dai giorni successivi in programmazione sulle tv musicali) e tutti gli spettatori riceveranno in regalo il cd singolo del brano in edizione limitata.

coreografia MAURO BIGONZETTI
canzoni e poesie LUCIANO LIGABUE
scene e video installazioni ANGELO DAVOLI
costumi KRISTOPHER MILLAR E LOIS SWANDALE
in collaborazione con Mariella Burani Fashion Group
luci CARLO CERRI
dialoghi tratti dal film Radiofreccia di Luciano Ligabue
per gentile concessione di Fandango
poesie tratta dal libro Lettere d’amore nel frigo. 77 poesie, Ed. Einaudi
Gli Autori
Mauro Bigonzetti, coreografo principale di Aterbaletto racconta: “L’incontro con Luciano Ligabue è stato una di quelle strane alchimie alle quali non si sa dare una spiegazione (…). Siamo della stessa generazione, abbiamo vissuto gli stessi anni e le energie di quegli anni ci hanno segnato profondamente. È la curiosità a dar forza ai nostri animi e così ci siamo trovati a guardare uno nell’opera dell’altro e a capire che ne poteva nascere un’opera unica. Trovo molto affascinante e curioso che saranno dei danzatori appartenenti ad un’altra generazione, che è la stessa che più di ogni altra ascolta la musica, a dare letteralmente forma a questo incontro”.
“Mi piaceva produrre questa cosa così strana per me” afferma Ligabue. “Penso che sia molto stimolante far commistioni tra la danza e il genere rock con l’anima popolare”.
Ambientato in una cava, tra silos che si stagliano contro il cielo, Certe Notti è un cammino attraverso la notte intesa non come oscurità reale e mentale ma come momento rigeneratore, attimo di concentrazione intima e personale, il buio pregno di energia e attenzione che precede l’apertura del sipario. Chi ha avuto modo di assistere alla gestazione di Certe Notti parla di uno spettacolo dalle molteplici chiavi di lettura, denso di metafore e allegorie ma anche intessuto di una concretezza terrena, forte e ruvida, quella della musica rock, dura come le rocce della cava che l’accoglie.
Il filo conduttore che lega concettualmente questo lavoro è la “costruzione di un sogno” che va dal back stage fino alla manifestazione iconica dell’evento preparato e atteso. Come dichiara Angelo Davoli “L’azione della danza ha in sé una forte componente simbolica di unione fra gli elementi: i corpi ripresi nel video con lo sfondo del cielo, entrano in contatto, si integrano e si plasmano con l’elemento terra, fondendosi in esso per poi rigenerarsi a tendere di nuovo al cielo.”

Grazie a www.soundvillage.it
13/09/08 - Notte Bianca a Guastalla (RE)
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Carissimi amici di www.soundvillage.it
siamo ormai alla conclusione di questa torrida estate che ci lascia con temperature ancora generalmente elevate e ci saluta con un grande evento che sicuramente farà parlare, oltre al villaggio del suono, anche tutti i quotidiani di informazione.
Stiamo parlando di un evento che si svolgerà sabato 13 settembre presso il centro storico di Guastalla (RE): La Notte Bianca.
Presso Piazza Mazzini potrete trovare lo stand Soundvillage che in collaborazione con Radio Circuito 29 svolgerà una diretta radiofonica e musicale.
Oltre al villaggio del suono saranno presenti gruppi musicali e artisti di strada che animeranno il paese.
Bar, negozi , mostre d'arte e musei aperti fino a tarda notte, spazio giochi e aree gonfiabili per bambini completano tutta la splendida scenografia ottimamente organizzata.
Da non perdere lo spettacolo delle stelle danzanti del Kioto Center alle ore 21.30 e lo speciale spettacolo pirotecnico delle ore 00.00 accompagnato dal violino del maestro Marco Lanzetta.
A seguire per tutta la notte l'ultima tappa del Kaimano In Tour che saluta i suoi ben 35000 partecipanti di questo bellissimo anno all'insegna del divertimento accompagnato dal motto "Non spegnere la vita, accendi la musica".
Vi aspettiamo numerosi!!!
Buon divertimento a tutti!!

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da   http://it.wikipedia.org/wiki/Reggio_Emilia
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/=Reggio_nell%27Emilia&action=history

Reggio nell'Emilia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Reggio nell'Emilia

Stato:
Italia

Regione:
Emilia-Romagna

Provincia:
Reggio Emilia

Coordinate:

Latitudine: 44° 42′ 0′′ N
Longitudine: 10° 38′ 0′′ E

Altitudine:
58 m s.l.m.

Superficie:
231 km²

Abitanti:

148.732
2005

Densità:
612 ab./km²

Frazioni:
Vedi elenco

Comuni contigui:
Albinea, Bagnolo in Piano, Bibbiano, Cadelbosco di Sopra, Campegine, Casalgrande, Cavriago, Correggio, Montecchio Emilia, Quattro Castella, Rubiera, San Martino in Rio, Sant'Ilario d'Enza, Scandiano

CAP:
42100

Pref. tel:
0522

Codice ISTAT:
035033

Codice catasto:
H223

Nome abitanti:
reggiani

Santo patrono:
San Prospero

Giorno festivo:
24 novembre

Sito istituzionale

Reggio nell'Emilia (comunemente chiamata Reggio Emilia) è una città dell'Emilia Romagna e costituisce un comune di 155mila abitanti, situato lungo la via Emilia e capoluogo dell'omonima provincia.

Il territorio comunale è interamente pianeggiante, situato nella pianura padana, ed è attraversato dal torrente Crostolo. La città ha subito un notevole incremento urbanistico e demografico a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, accentuatosi negli ultimi decenni

Indice

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[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia di Reggio Emilia.

In età romana era chiamata Regium Lepidi, derivando il nome da Marco Emilio Lepido, fondatore della città e della via che dà il nome all'attuale regione. Dopo la conquista longobarda (VI sec. d.C.) e poi lungo il corso del Medioevo, la città assunse la denominazione di Reggio di Lombardia. Questo nome rimase quello ufficiale durante tutta l'esistenza del Ducato di Modena e Reggio, fino all'annessione dei Territori Estensi al Regno di Sardegna nel 1859 (anno in cui fu inventato il nome attuale). Reggio è a volte soprannominata "Città del Tricolore" a seguito della prima apparizione di questa bandiera in città (durante l'occupazione Napoleonica).

La città fu municipio romano. Con la caduta dell'Impero romano la città venne quasi spopolata. Divenuta sede vescovile, nel medioevo fu libero comune, ma soggetta a feroci lotte intestine, che portarono alla trasformazione in signoria sotto gli Este, e in seguito a Ducato (vedi Ducato di Reggio per l'estensione territoriale e Ducato di Modena e Reggio per la storia); in questo periodo la città prese il nome di Reggio di Lombardia, toponimo che ha le sue origini nell'Alto Medioevo ed è ampiamente documentato fino al momento della sua soppressione a seguito degli eventi bellici del 1859.

Nel XIX secolo Reggio aderì alla Repubblica Cisalpina e Cispadana. Venne poi annessa, dopo una parentesi sotto la dinastia Austria-Este, al Regno di Sardegna e quindi al Regno d'Italia.

Reggio nell'Emilia è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Nel XX secolo, dopo la Seconda Guerra mondiale, Reggio fu governata da una maggioranza assoluta del Partito Comunista Italiano e, dagli anni Novanta, dalla coalizione dell'Ulivo.

[modifica] Economia

Nel territorio comunale vi è un forte distretto meccanico e una significativa presenza di imprese cooperative in diversi settori. L'agricoltura e l'allevamento sono fiorenti soprattutto in campo suinicolo (Fiera Nazionale del Suino), lattiero-caseario (Parmigiano Reggiano) e ortofrutticolo.

Le tipologie di insediamento produttivo sono soprattutto di medio piccola dimensione e spaziano in diverse tipologie distrettuali. Particolarmente sviluppati sono anche i settori meccanico, meccatronico, ceramico e tessile (soprattutto nella Provincia). Il reddito medio è piuttosto elevato, la provincia si colloca spesso ai primi posti nella graduatoria della qualità della vita e del tenore economico procapite. La disoccupazione è ridotta (tasso di disoccupazione attorno al 3,5%); soprattutto questo fattore contribuisce a indirizzare intensi flussi migratori verso il capolugo e la provincia dall'Italia meridionale e dall'estero.

[modifica] Il centro storico

Il centro storico attuale della città ha forma di esagono allungato, attraversato dalla via Emilia, ed ha un'impronta prevalentemente cinque - settecentesca. I principali monumenti sono il teatro municipale neoclassico, le basiliche rinascimentali e barocche di San Prospero e della Beata Vergine della Ghiara, il duomo e molti palazzi.

Particolarmente interessante è la configurazione urbana delle piazze. Il collegamento tra la piazza principale, sulla quale sorgono il duomo e il municipio, chiamata Piazza Prampolini[2], (Pìasa Granda: Piazza Grande in dialetto locale) con Piazza San Prospero (Pìasa Céca: Piazza Piccola in dialetto locale) dove si svolge il mercato avviene tramite la strada porticata che ha nome Via del Broletto. Piazza Prampolini si collega anche con Piazza Casotti, che un tempo era la piazza del cosiddetto mercato delle pulci (Pìasa di Savaj: Piazza degli Stracci in dialetto locale) tramite un'altra strada porticata. Da notare anche Piazza Fontanesi al cui centro sorgono diversi alberi di tiglio e che è contornata da portici.

Sono rilevanti anche: la via Emilia completamente fiancheggiata da palazzi di pregio architettonico intramezzata da Piazza del Monte, l'antico Corso della Ghiara, dove un tempo scorreva il fiume Crostolo, deviato in seguito fuori dalle mura, dove sorge anche il palazzo ducale (attualmente sede della Provincia e della prefettura) e i giardini pubblici, un parco ottocentesco con statue e fontane impiantato sull'area dell'antica cittadella militare.

Nella sala settecentesca del Municipio, detta sala del tricolore, il 7 gennaio 1797, venne adottato il primo tricolore della Repubblica cisalpina da cui deriva l'attuale bandiera della *Repubblica italiana.

[modifica] Luoghi d'interesse

Piazze

Strade

Teatri

Edifici religiosi

Palazzi

Musei

Altro

[modifica] Il territorio comunale

La superficie comunale è formata amministrativamente da 8 circoscrizioni, che raggruppano le antiche "Ville", cioè suddivisioni del territorio rurale con al centro la chiesa parrocchiale. Attualmente alcune di queste sono state inglobate nell'espansione urbana del secondo dopoguerra, in particolare Ospizio, Santa Croce, San Pellegrino, San Prospero Strinati, e tutto o parte del loro territorio può essere considerato come un quartiere periferico della città.

[modifica] Le "ville"

L'elenco completo delle ville comprende le seguenti località:

  • Bagno
  • Cadè
  • Canali
  • Castellazzo
  • Cavazzoli
  • Cella
  • Codemondo
  • Coviolo
  • Fogliano
  • Gaida
  • Gavassa
  • Gavasseto
[modifica] Frazioni

Bagno, Botteghino di Sesso, Cadè-Gaida, Case Bigi, Case Manzotti-Scolari, Case Pirondi, Case Vecchie, Caseificio Laguito, Castel Baldo, Castellazzo, Castello di Pratofontana, Castello di Vialato, Chiesa di Bagno, Codemondo, Corticella, Fogliano, Gavasseto, Ghiarda, Ghiardello, Guittone d'Arezzo, Il Cantone di Marmirolo, Il Cantone di Pieve Modolena, Il Capriolo, Il Castello di Cadè, Il Chionso, La Corte, La Giarola, La Valle, Madonna Caraffa, Marmirolo, Massenzatico, Mulino Canali, Palazzina, Parrocchia di Cella, Piazza di Sabbione, Quaresimo, Roncadella, Roncocesi, Sabbione, San Bartolomeo, San Felice, San Giorgio, San Rigo, Stazione Pratofontana, Villa Corbelli, Villa Curta, Zimella

[modifica] Istituzioni e persone

[modifica] Istruzione

A Reggio Emilia sono presenti sedi e dipartimenti di due università: l'Università di Modena e Reggio Emilia e l'Università di Bologna. La città è al centro dell'esperienza chiamata "Reggio Children" per l'approccio pedagogico nelle scuole dell'infanzia comunali, ispirata alle ricerche del pedagogista reggiano Loris Malaguzzi ed è universamente riconosciuta e stimata per l'alto livello formativo degli asili nido e delle scuole materne.

[modifica] Sport

A Reggio Emilia si trova inoltre un importante stadio per il gioco del baseball, usato negli ultimi campionati mondiali svoltisi in Italia e soprannominato coliseum dagli americani per la forma delle tribune che richiama il colosseo di Roma.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Graziano Delrio dal 14/06/2004
Centralino del comune: 0522 4561
Email del comune:
comune.informa@municipio.re.it

[modifica] Elenco dei Sindaci dopo l'Unità d'Italia

Il governo estense della città cessa il 12 giugno 1859 e dopo una breve reggenza di quattro membri e poi una Commissione comunale con Podestà Pietro Manodori, si giunge alle prime elezioni comunali il 25 settembre 1859. Questo è l'elenco dei capi dell'amministrazione comunale che si sono succeduti (i brevi periodi non coperti videro un commissario regio) con la loro carica.

1859 - 1907
1907 - ad oggi

  1. Luigi Ancini Sindaco 25.9.1859-11.11.1860
  2. Pietro Manodori Sindaco 11.11.1860-13.7.1872
  3. G.Battista Gorisi Pro-sindaco 13.7.1872-30.11.1873
  4. G. Francesco Gherardini Sindaco 30.11.1873-4.1.1881
  5. Giovanni Guidotti f.f. Sindaco 4.1.1881-28.8.1881
  6. Carlo Morandi Sindaco 28.8.1881-13.1.1884
  7. Francesco Gorisi Sindaco 13.1.1884-8.10.1886
  8. Giusto Fulloni Pro-sindaco 5.8.1890-18.9.1890
  9. Giusto Fulloni Sindaco 18.9.1890-13.7.1891
  10. Giovanni Manodori Sindaco 27.10.1891-28.6.1892
  11. Antonio Davoli Pro-sindaco 28.6.1892-26.10.1892
  12. Antonio Davoli Sindaco 26.10.1892-4.7.1895
  13. Igino Bacchi Sindaco 4.7.1895-4.7.1898
  14. Pietro Spallanzani Pro-sindaco 4.7.1898-2.9.1898
  15. Federico Calvi Sindaco 2.9.1898-22.7.1899
  16. Tommaso Saracchi Pro-sindaco 22.7.1899-25.8.1899
  17. Alberto Borciani Sindaco 9.12.1899-6.7.1900
  18. Alberto Borciani Pro-sindaco 6.7.1900-7.12.1900
  19. Gaetano Chierici Sindaco 7.12.1900-26.7.1901
  20. Gaetano Chierici Sindaco 10.10.1901-6.12.1902
  21. Luigi Roversi Sindaco 6.12.1902-9.2.1905
  22. Giusto Fulloni Sindaco 17.7.1905-28.9.1906
  23. Camillo Rossi Sindaco 3.10.1906-23.7.1907
  24. Luigi Reverberi Pro-sindaco 23.7.1907-15.9.1907
  1. Luigi Roversi Sindaco 28.12.1907-16.2.1917
  2. Giorgio Palazzi Pro-sindaco 16.2.1917-13.11.1920
  3. Giorgio Palazzi Sindaco 13.11.1920-31.5.1921
  4. Oreste Scamoni Comm. pref. 31.5.1921-25.11.1922
  5. Pietro Petrazzani Sindaco 25.11.1922-20.4.1925
  6. Pietro Petrazzani Comm. pref. 20.4.1925-20.5.1925
  7. Giuseppe Menada Sindaco 20.5.1925-23.12.1926
  8. Giuseppe Menada Podestà 23.12.1926-20.6.1929
  9. Annibale Fergola Comm. pref. 20.6.1929-13.3.1930
  10. G. Augusto Vitelli Comm. pref. 13.3.1930-30.6.1931
  11. Adelmo Borettini Podestà 30.6.1931-25.11.1937
  12. Alberto Ramusani Podestà 25.11.1937-15.3.1942
  13. Celestino Carpi Comm. pref. 15.3.1942-17.8.1942
  14. Domenico Morelli Comm. pref. 17.8.1942-12.10.1942
  15. Celio Rabotti Comm. pref. 12.10.1942-20.11.1942
  16. Celio Rabotti Podestà 20.11.1942-3.8.1943
  17. Domenico Pellizzi Comm. pref. 3.8.1943-27.9.1943
  18. Celio Rabotti Comm. pref. 27.9.1943-23.3.1945
  19. Prospero Miselli Comm. pref. 23.3.1945-24.4.1945
  20. Cesare Campioli Sindaco 4.5.1945-17.5.1962
  21. Renzo Bonazzi Sindaco 17.5.1962-12.5.1976
  22. Ugo Benassi Sindaco 12.5.1976-19.2.1987
  23. Giulio Fantuzzi Sindaco 19.2.1987-14.6.1991
  24. Antonella Spaggiari Sindaco 14.6.1991-14.6.2004
  25. Graziano Del Rio Sindaco 14.6.2004-
[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Reggiani famosi
[modifica] Città gemellate

Reggio nell'Emilia è gemellata con:

[modifica] Voci correlate

[modifica] Sport

[modifica] Galleria fotografica

Corso della Ghiara (ora Corso Garibaldi);

Piazza del duomo (ora Piazza Prampolini), detta anche Piazza Grande;

Piazza San Prospero, detta anche Piazza Piccola;

Piazza Fontanesi);

Piazza del Monte

*Teatro Municipale

Teatro Ariosto

*Teatro Cavallerizza

Tempio della Beata Vergine della Ghiara

Duomo;

Basilica di San Prospero

Sant'Agostino

San Giorgio

San Pietro

Oratorio del Cristo (a destra)

Sinagoga

Palazzo Ducale (ora Palazzo del Governo - Palazzo Allende);

Municipio e Sala del Tricolore;

Palazzo del Capitano del Popolo;

Via Emilia;

Strade di Reggio Emilia

Mura e porte urbane

Palazzo Magnani

Tetti

Ponte sopra l'autostrada A1

Lo stemma cittadino condivide con Roma l'acronimo SPQR

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Emilia-Romagna · Comuni della provincia di Reggio Emilia

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Categorie: Comuni della provincia di Reggio Emilia | Comuni dell'Emilia-Romagna | Comuni italiani | Reggio Emilia

Sabato 21 e Domenica 22 Maggio - "Gnoccata 2005"
Festa popolare a cadenza triennale con degustazioni gastronomiche, spettacoli e corteo storico dove, su carri trainati da buoi o cavalli, sono rappresentati antichi mestieri e scene del passato e dove avviene la distribuzione degli gnocchi (impasto di patate e farina) con la proclamazione di "Re Gnocco".
Quest'anno il corteo storico sviluppa temi e immagini dal film Novecento di Bernardo Bertolucci.
Programma Piazza Mazzini:
Sabato 21 Maggio Domenica 22 Maggio
Ore 17.00 Gara gastronomica Ore 10.00 Corteo Storico
\ 18.00 Assaggio gnocchi \ 11.00 Inizio distribuzione gnocchi
\ 21.00 Fiaccolata \ 11.30 Lettura proclama
\ 22.00 Danze Storiche \ 17.00 Corteo Storico
\ 22.00 Incoronazione di Re Serpo IX \ 18.00 Inizio distribuzione gnocchi
22.30 Ballo di Corte 19.30 Saluto a Re Serpo IX
\ 23.00 Spettacolo Pirotecnico \
Per tutta la durata della festa:
C.so Garibaldi si trasformerà in antica borgata
P.zza Matteotti ospiterà un tipico ristorante della Bassa Reggiana
P.zza Garibaldi - Giochi di ieri: animazioni per le bambine e i bambini
Su tutto il percorso del corteo storico animazioni da strada
Tutte le foto della manifestazione verranno pubblicate sul portale www.soundvillage.it
Ingresso:
Adulti - 6 €
Bambini/Ragazzi (fino a 14 anni) - Ingresso Gratuito
Info line e come arrivare: 339 1668315 - 348 2789305
Evento realizzato presso Centro Storico - Guastalla - (RE)

::.. Sabato 14 Maggio ..::
Angeli Beach Star & Schiuma Party
Ingresso in lista: 10 €
Ingresso con tavolo: 15 €
Info, liste, tavoli e come arrivare: 339 1668315 - 348 2789305
Evento realizzato c/o Privee Spazio Profondo Tempo Rock
Discoteca Exodus - S.S. 63 - Gualtieri (RE)
Liste Elettroniche

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Exclusive Official Partners
www.soundvillage.it
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Via Marconi 32, 40054 Budrio (Bologna)
Tel +39 51 808175 email info@jayculture.com

mercoledì 14 marzo 2012

16 MARZO 2012 - BARI - SHOWVILLE - ORE 21.00 17 MARZO 2012 -CORATO - CHIESA SACRO CUORE - ORE 20.30

http://www.stradivariusconcerti.com

Presenta

IL Pianista Andrea Padova Solista con L'Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari nei concerti del 16 MARZO 2012 - BARI - SHOWVILLE - ORE 21.00
17 MARZO 2012 -CORATO - CHIESA SACRO CUORE - ORE 20.30
PROGRAMMA :
Scardicchio: Variazioni sulla follia di Spagna
Franz Schubert: Sinfonia n. 6 in do magg. D. 589 “La piccola”
Ludwig van Beethoven: Concerto n. 3 in do min. op. 37 per pianoforte e orchestra
Direttore Daniele Agiman
Pianista Andrea Padova

sabato 10 marzo 2012

Poesie Dialettali - Poesie e Proverbi di ogni Regione Italiana - Dialetti & Lingue...

http://www.stradivariusconcerti.com

Presenta

Regole Dialettali
Poesie in Lingua
Racconti Dialettali

Canzoni Dialettali
Poesie Dialettali

Poesie Napoletane
Poesie Siciliane
Poesie Romanesche
Poesie Milanesi

Lingua Veneta
Dialetto Veronese
Dialetto Calabrese
Dialetto Brianzolo

Dialetto Bergamasco
Dialetto Bolognese
Dialetto Romagnolo
Dialetto Modenese

Dialetto Piemontese
Dialetto Lombardo
Dialetto Ticinese
Dialetti Sud Italia

Dialetti Pugliesi
Dialetto Friulano
Dialetto Barese
Lingua Greca

Lingua Araba
Lingua Turca
Lingua Albanese
Poesie Latine

Lingua Francese
Lingua Spagnola
Lingua Irlandese

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetti
Cronologia   http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetto&action=history

Dialetto

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Nota disambigua - Se stai cercando i dialetti d'Italia, vedi Elenco dei dialetti d'Italia.

« Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e di rivelatore;
il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia,
è l'espressione della fantasia.
»

(Federico Fellini e Nicola Gigante)

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Un dialetto (dal greco διάλεκτος, dialektos, letteralmente "lingua parlata") è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori, e l'area stessa, possono essere di dimensione arbitraria. Ne consegue che un dialetto per un'area più ampia può contenere molte varianti, che a loro volta possono contenere sottovarianti di aree ancora minori, e così via.

In generale al termine si riconoscono due principali diverse accezioni. La prima, di derivazione (nel senso del significato) più anglosassone (cui corrisponde l'inglese "dialect") prevede che il "dialetto" sia una delle "varianti" di un continuum linguistico geografico, e pertanto va sempre riferito ad una precisa famiglia linguistica ed eventualmente relazionato alla "forma linguistica di riferimento" o "principale" di tale famiglia, definita forma 'Standard' (o koinè), anche se talune famiglie possono presentare più di una forma 'standard' (si veda Diasistema).

La seconda accezione è di derivazione greca (cui corrisponde il greco antico "διάλεκτος") e vuole che il "dialetto" altro non sia che un "idioma" con una sua caratterizzazione territoriale a prescindere da qualsiasi legame con altri idiomi vicini (che possono esistere o meno) o con la lingua ufficiale (o lingue ufficiali) che vige nel suo territorio di pertinenza, idioma però che a differenza di altri idiomi non ha riconosciuto il rango di lingua perché non presenta (o non gli si riconosce) un uso ufficiale o comunque prestigioso.

In Italia sono diffuse, non senza confusione, entrambe le accezioni. In particolare dal punto di vista politico, legislativo e giurisprudenziale il termine "dialetto" è usato, fedelmente alla seconda accezione, per definire qualsiasi lingua romanza (ma spesso anche slava, germanica, ellenica o albanese) parlata in un'area geografica del Paese e che non goda dello status di "lingua" (ufficiale o coufficiale), nella quale categoria ricadono ad esempio diversi idiomi romanzi dotati di storia propria e fra loro non intercomprensibili, nonché spesso dotati di una propria tradizione letteraria di rilievo, come accade per il milanese, il napoletano, il veneto e il siciliano. Altre lingue - romanze e non - sono riconosciute come lingue ufficiali assieme all'italiano in un'area amministrativa delimitata (per es. friulano in Friuli, sardo in Sardegna, catalano ad Alghero, tedesco in Alto Adige e varie altre) dove godono del pieno diritto all'insegnamento (finanziato dallo Stato) e all'uso nella comunicazione pubblica, potendo inoltre raggiungere con l'emanazione di apposite norme lo stato di sostanziale coufficialità con l'italiano. Queste "lingue" riconosciute in genere non vengono quasi mai chiamate "dialetti" anche nella pratica verbale comune delle varie regioni italiane, e la stessa legislazione (statale e regionale) per identificare sottovarianti interne a queste "lingue" preferisce sempre il termine "variante" (e suoi corrispettivi nelle lingue in questione) a scapito del termine "dialetto".

Ovviamente tale distinzione fatta tra "Lingue" riconosciute e dialetti non si basa (se non solo in parte) su criteri linguistici, quanto piuttosto su decisioni di carattere storico-politico: sia le "lingue" che i "dialetti" d'Italia sono idiomi tra loro linguisticamente indipendenti (anche se spesso apparentati se si considerano gli idiomi romanzi) e non varianti dell'italiano, cosa non valida solo per pochissimi idiomi storici quali le parlate toscane e parte delle parlate laziali, oltre naturalmente alle varie forme di Italiano praticate in tutta Italia ("italiani regionali") che risentono, luogo per luogo, dell'influsso della lingua locale, specie nell'accento e in parte nel lessico.

Un dialetto è un sistema completo di comunicazione verbale (orale o a segni ma non necessariamente scritto) con un proprio vocabolario o grammatica.

Il concetto di dialetto può essere distinto da:

  • socioletto, una varietà linguistica parlata da un certo strato sociale,
  • lingua standard, che è standardizzata per la pubblica prestazione (p. es. standard scritto),
  • gergo, caratterizzato da differenze nel vocabolario (o, in gergo linguistico, nel lessico).

Varietà linguistiche quali i dialetti, gli idioletti ed i socioletti possono essere distinte non solo dal vocabolario e dalla grammatica, ma anche da differenze nella fonologia (compresa la prosodia). Se le distinzioni sono limitate alla fonologia, si parla di accento di una varietà o inflessione anziché varietà o dialetto.

Lo studio dei dialetti, affidato alla dialettologia, non si limita a confrontare, tuttavia, differenze ed affinità dei dialetti, ma ne fornisce una precisa classificazione. Inoltre, consente di definire un quadro più ampio e dettagliato su usi e costumi delle differenti popolazioni.

Quasi sempre al dialetto fa ricorso la saggezza popolare per la formulazione dei proverbi - più o meno antichi - i quali, se particolarmente articolati e impervi nella pronuncia, diventano veri e propri scioglilingua.

Talvolta per risolvere contenziosi di poco conto è più facile sostenere le proprie ragioni esprimendosi nel gergo locale: non a caso la parola dialetto condivide la radice con i termini dialogo e dialettica con cui, secondo la filosofia, si analizzano criticamente argomenti e ipotesi opposte. Quindi, anche il dialetto può essere utile per praticare la fine arte della diplomazia.

Indice

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Dialetti standard e non-standard [modifica]

Nell'accezione di "variante", un dialetto standard o dialetto standardizzato o "lingua standard" è una variante caratterizzata da regole fissate di grammatica e grafia, e da un supporto legislativo o istituzionale. Tale supporto può comprendere il riconoscimento o la designazione governativa, la presentazione come forma corretta della lingua nelle scuole, pubblicazione di grammatiche, dizionari e libri di testo che avanzano una forma corretta parlata e scritta; ed una letteratura formale estesa che impiega tale dialetto (prosa, poesia, testi di riferimento, ecc.). Possono esistere più d'un dialetto (o variante) standard associati ad una lingua. È il caso di Standard British English, Standard American English e Standard Indian English che possono essere tutte definite varianti (o dialetti, secondo questa accezione) standard dell'inglese.

Una variante non standard, come una variante standard, ha un vocabolario, una grammatica, ed una sintassi completa, ma non è beneficiaria di un supporto istituzionale. Ad esempio, l'African-American Vernacular English potrebbe essere definito un dialetto non standard della lingua inglese.

"Dialetto" e "lingua" [modifica]

Non esistono criteri scientifici o universalmente accettati per discriminare le "lingue" dai "dialetti", anche se esistono alcuni paradigmi, che danno risultati spesso contraddittori. La distinzione esatta è pertanto soggettiva, e dipende dal proprio sistema di riferimento.

Le varietà linguistiche sono spesso definite "dialetti" piuttosto che "lingue":

  • perché non riconosciute come lingua letteraria, non avendo una letteratura propria
  • perché alla comunità dei locutori della varietà non corrisponde alcuno Stato a sé stante che la riconosca come propria
  • perché non sono utilizzate per redigere documenti ufficiali
  • perché il loro idioma manca di prestigio.

Così accade anche in Italia, ove per varie ragioni, tra le quali la politica fortemente centralista e massificante adottata dal fascismo, la diffusione della scolarizzazione e dei moderni mezzi di comunicazione, e dunque della lingua italiana standard, i dialetti hanno subito, a partire dal '900, una continua svalutazione sino al rischio, in taluni casi, di estinzione degli stessi.

I linguisti antropologici definiscono il dialetto come variante. In questo paradigma la differenza tra lingua e dialetto è quella tra l'astratto o il generale ed il concreto o il particolare: da tale prospettiva, nessuno parla una "lingua", tutti parlano un dialetto di una lingua. L'identificazione di un particolare variante come versione "standard" o "corretta" potrebbe essere costituita da una distinzione sociale anziché artificiale o letteraria, e quindi la lingua standard in questi casi può identificarsi col socioletto della classe di élite.

La linguistica moderna afferma che lo status sociale di "lingua" non è unicamente determinato da criteri linguistici, ma è anche il risultato di uno sviluppo storico e politico. Il croato ed il serbo diventarono lingue scritte sviluppando due tradizioni letterarie indipendenti, addirittura con l'uso di alfabeti differenti, e sono quindi considerate lingue indipendenti dai rispettivi parlanti, sebbene in realtà siano molto simili.

Il linguista yiddish Max Weinreich pubblicò l'espressione, "A shprakh iz a dialekt mit an armey un a flot" ("Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina"), illustrando il fatto che le lingue si creano per assimilazione. Questa è forse la dichiarazione più citata di un'analogia che è stata attribuita ad altri autori. (Weinreich dichiara esplicitamente di non averla ideata.) Qualcuno ha suggerito che la formulazione iniziale fosse di Hubert Lyautey come

« "Une langue, c'est un dialecte qui possède une armée, une marine et une aviation." ("Una lingua è un dialetto che possiede un esercito, una marina ed un'aviazione.") »

Fattori politici [modifica]

A causa della politica e dell'ideologia, la classificazione delle diverse parlate come dialetti o lingue e il loro rapporto con altri tipi di idioma, può essere controversa, e i verdetti inconsistenti. L'inglese ed il serbo-croato sono un valido esempio. Sia l'inglese che il serbo-croato hanno due varianti principali (British English ed American English, serbo e croato, rispettivamente), insieme ad altre varianti minori. Per ragioni politiche, la scelta di classificare queste varietà come "lingue" o "dialetti" porta a risultati inconsistenti: British e American English, parlati da stretti alleati politici e militari, sono quasi universalmente considerate varianti di una lingua unica, mentre le lingue standard di Serbia e Croazia, le differenze tra le quali sono del tutto paragonabili alle differenze tra le varianti dell'inglese, sono considerate da molti linguisti della regione come lingue distinti.

Gli esempi paralleli abbondano. In Libano i "Guardiani dei Cedri", un partito politico di destra fortemente nazionalista (principalmente cristiano) che si oppone ai legami del paese col mondo arabo, sostiene che il "libanese" debba essere riconosciuto come lingua separata dall'arabo ed ha finanche premuto per la sostituzione dell'alfabeto arabo con un revival dell'antico alfabeto fenicio. In Spagna, il catalano ed il valenziano vengono ufficialmente trattate come idiomi (minoritari) distinti, sebbene si tratti - secondo le dichiarazioni ufficiali della stessa Regia accademia della lingua valenziana, istituzione che regolamenta l'uso del valenziano - della stessa lingua, che ha storicamente assunto denominazioni differenti. La Regia accademia della lingua valenziana parla di una "lingua pluricentrica" - cioè con un continuum linguistico-dialettale sottoposto a norme (specialmente nel campo della regolamentazione fonetica) parzialmente differenti (come è il caso del fiammingo e l'olandese). Ciononostante, esiste nella Comunità valenziana un diffuso movimento (il blaverismo) che nega l'unità della lingua e afferma che il valenziano è, non solo giuridicamente, ma anche linguisticamente una lingua separata e differente dal catalano. Altro esempio è il moldavo: tale lingua non esisteva prima del 1945 e la comunità linguistica internazionale resta scettica sulla sua classificazione. Dopo l'annessione da parte dell'Unione Sovietica della provincia rumena Bessarabia, successivamente ribattezzata Moldavia, fu imposto l'alfabeto cirillico per la scrittura del rumeno, e numerose parole slave furono importate nella lingua, nel tentativo di indebolire qualsiasi senso di identità nazionale condivisa con la Romania. Dopo che la Moldavia ottenne l'indipendenza nel 1991 (e cambiò nome in Moldova), tornò ad un alfabeto latino modificato, come rifiuto delle connotazioni politiche dell'alfabeto cirillico. Nel 1996, però, il parlamento moldovo, citando timori di "espansionismo rumeno", rifiutò una proposta del presidente Mircea Snegur di ritornare al nome di lingua romena, e nel 2003 fu pubblicato un dizionario "rumeno-moldavo" , con l'intento di dimostrare che i due paesi parlassero lingue diverse. I linguisti dell'Accademia Rumena reagirono dichiarando che tutte le parole moldave erano anche parole rumene. Anche in Moldova, il presidente dell'Istituto di Linguistica dell'Accademia delle Scienze, Ion Bărbuţă, descrisse il dizionario come un'"assurdità" con motivazioni politiche.

In contrasto, le lingue parlate del Cinese Han sono usualmente denotate come dialetti (talvolta addirittura nel senso stretto di "variante") di una lingua cinese, per promuovere l'unità nazionale, benché siano tra loro mutualmente non intelleggibili senza un'adeguata istruzione o esperienza verbale.

Il significato dei fattori politici in un qualsiasi tentativo di rispondere alla domanda "cos'è una lingua?" è abbastanza grande da mettere in dubbio la possibilità di una definizione strettamente linguistica, senza un approccio socioculturale. Questo è illustrato dalla frequenza con cui l'aforisma discusso precedentemente dell'esercito e della marina viene citato.

Il punto di vista della linguistica storica [modifica]

Molti linguisti storici considerano ogni forma verbale come un dialetto del mezzo di comunicazione più antico da cui si è sviluppata. Questa prospettiva vede le lingue neolatine moderne come dialetti del latino, il greco moderno come dialetto del greco antico, ed il pidgin Tok Pisin come dialetto dell'inglese.

Questo paradigma non è esente da problemi. Mette al primo posto le relazioni tassonomiche; i "dialetti" di una "lingua" (che può essere a sua volta un "dialetto" di una "lingua" più antica) potrebbero essere mutuamente intellegibili o meno. Inoltre, una lingua genitrice potrebbe dar luogo a parecchi "dialetti" che a loro volta si suddividono numerose volte, e alcuni "rami" dell'albero cambiano più rapidamente di altri. Ciò può dare origine alla situazione dove due dialetti (definiti secondo questo paradigma) con una relazione genetica alquanto lontana sono più facilmente comprensibili l'uno con l'altro di dialetti più strettamente imparentati. Questo schema è chiaramente presente nelle lingue neolatine, dove l'italiano e lo spagnolo hanno un grado elevato di mutua comprensibilità, che nessuno dei due condivide con il francese, nonostante ciascuna delle due lingue sia tassonomicamente più vicina al francese che all'altra. Il francese ha subito cambiamenti più rapidi dello spagnolo o dell'italiano.

Concetti di dialettologia [modifica]

Alcuni concetti di dialettologia:

Mutua intellegibilità [modifica]

Alcuni hanno tentato di distinguere i dialetti dalle lingue dicendo che i dialetti sono mutuamente comprensibili mentre le lingue no. Ma questo concetto è meno nitido di quanto possa sembrare. I parlanti dell'italiano e dello spagnolo, ad esempio, potrebbero riuscire a comprendere una porzione considerevole dell'altra lingua, mentre i parlanti del lombardo e del siciliano, due dialetti che durante il fascismo erano considerati varianti dell'italiano, possono incontrare barriere considerevoli alla mutua comprensione, decisamente ardue per parlanti che si accingono all'altro dialetto senza averlo potuto ascoltare per sufficiente tempo, se non addirittura decisamente insuperabili per parlanti con istruzione medio-bassa. In generale comunque in Italia l'apprendimento di un "dialetto" diverso dal proprio passa sempre per una qualche forma di progressiva istruzione impartita oralmente, tipicamente in lingua italiana in quanto assai spesso unico comune anche se parlato a sua volta in diverse varianti.

Diglossia [modifica]

Un altro problema ha luogo in caso di diglossia, parola usata per descrivere una situazione dove, in una data società, esistono due lingue strettamente apparentate, una di elevato prestigio, generalmente usata dal governo e nei testi formali, ed una di basso prestigio, solitamente la lingua vernacolare parlata. Un esempio di ciò si ha per il sanscrito, che era considerato il modo di espressione corretto nell'India settentrionale, ma accessibile solo dalla classe superiore, ed il pracrito che era la parlata comune ed informale. Così accade anche in Italia, dove molti parlano in dialetto come lingua, appunto, di dialogo, mentre usano l'italiano come lingua di alto registro.

Continuum dialettale [modifica]

Un continuum dialettale è un'area linguistica le cui varianti geograficamente adiacenti sono mutuamente comprensibili, ma la comprensibilità decresce stabilmente al crescere della distanza tra le diverse varianti, in modo tale che i parlanti di aree lontane non potendosi capire vicendevolmente faticano a considerare i propri rispettivi idiomi come "varianti" di una stessa lingua (o famiglia linguistica) ma al contrario li considerano dialetti (se non lingue) indipendenti. Un esempio ben noto è il continuum afrikaans-olandese-frigio-tedesco, un'ampia rete di dialetti con quattro standard letterari riconosciuti. Anche se l'olandese standard ed il tedesco non sono mutuamente intellegibili, una catena di dialetti li collega, senza rotture nell'intellegibilità fra due dialetti adiacenti lungo il continuum. Una rete di dialetti esiste analogamente fra le lingue slave orientali, fra cui il russo, il bielorusso e l'ucraino sono riconosciuti come standard letterari. Anche il serbo-croato si può vedere come una rete di quattro dialetti importanti e tre lingue letterarie. Le lingue neolatine -- portoghese, castigliano, catalano, provenzale, francese, occitano, corso, sardo, siciliano, napoletano, italiano, ligure, piemontese, lombardo, veneto, emiliano, romancio, friulano, ma non il romeno-moldavo che è geograficamente isolato -- formano, a grande scala, un altro continuum ben noto e studiato, pur con alcune zone di marcata separazione.

Diasistema [modifica]

Un diasistema si riferisce ad una singola lingua genetica che possiede due o più forme standard. Un esempio è l'hindi-urdu o l'hindustano, che abbraccia due varietà standard principali, urdu ed hindi.

Pluricentrismo [modifica]

Una lingua pluricentrica è una lingua con diverse versioni standard, come l'inglese, il castigliano ed il portoghese.

Il sistema Ausbausprache - Abstandsprache - Dachsprache [modifica]

Un paradigma analitico sviluppato da linguisti professionisti è noto come sistema Ausbausprache - Abstandsprache - Dachsprache. Si è dimostrato popolare tra i linguisti dell'Europa continentale, ma non è altrettanto conosciuto nei paesi di lingua inglese, soprattutto tra i non linguisti. Anche se è solo uno di molti paradigmi possibili, ha il vantaggio di essere costruito da linguisti professionisti allo scopo di analizzare e categorizzare le varietà linguistiche, ed ha il vantaggio di sostituire parole cariche come "lingua" e "dialetto" con i termini tedeschi di Ausbausprache, Abstandsprache, e Dachsprache, parole che non sono (ancora) caricate di connotazioni politiche, culturali, o emotive. Potrebbe rivelarsi un utile strumento per guardare controversie linguistiche antiche ed avvelenate sotto una lente diversa.

Il dialetto in Italia [modifica]

Forte di una radicata tradizione verbale ma anche letteraria, il dialetto in Italia è servito nel tempo da spunto per la realizzazione di molti lavori teatrali entrati poi stabilmente nel repertorio di uno specifico genere chiamato teatro dialettale.

Valore culturale del dialetto [modifica]

Un valore particolare al dialetto è stato attribuito solo in tempi relativamente recenti: vale a dire da quando si è avuta piena consapevolezza della predominanza di una lingua, quella nazionale, su ogni altro tipo di parlata. Affinché i dialetti non scomparissero diventando lingue morte, si è tentato e si tenta di studiare e recuperare appieno il significato storico ed il senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell'identità propri di ogni regione. Tra i principali autori di questo recupero, si pone il glottologo e studioso di dialettologia Gaetano Di Massa, autore in particolare di ricerche ed opere in vernacolo delle province di Frosinone e Latina.

Status di lingua o dialetto nelle pagine della Wikipedia in lingua italiana [modifica]

Circa il problema del discrimine tra "lingue" e "dialetti", la wikipedia in lingua italiana adotta come criterio di distinzione le modifiche di standardizzazione ISO 639-1, ISO 639-2 e ISO 639-3, definendo "lingue" gli idiomi in qualche modo ascrivibili alle "lingue" riconosciute in queste codifiche (ossia quelle a cui è assegnato un codice), e definendo "dialetti" tutti gli altri idiomi. Per effetto di tale sistema di classificazione tutte le "lingue" del territorio italiano riconosciute come tali dallo stato italiano vengono indicate con lo stesso appellativo di lingua perché sono tutte anche individuate negli standard ISO sopraindicati, tuttavia tale appellativo è esteso anche a vari altri idiomi d'Italia, politicamente riconosciuti come "dialetti" ma indicati nella Wikipedia italiana con l'appellativo di "lingua" perché anche essi individuabili negli standard ISO (ad esempio il veneto e il siciliano).

Dialetti e lingue minori in territorio italiano [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Lingue parlate in Italia.

Per approfondire, vedi la voce Elenco dei dialetti d'Italia.

Mappa dei dialetti in Italia

Una pur sommaria suddivisione dei dialetti italiani può essere tassonomicamente così riassunta: (l'elenco rispetta la convenzione di Wikipedia sull'uso dei termini "lingua" e "dialetto")

Penisole linguistiche [modifica]
Isole linguistiche [modifica]

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto"

Categorie: Antropologia del linguaggio | Dialettologia | Dialetti italiani

Grazie a http://www.ugodugo.it/cunte.php

Poesia dialettale
U lucignele
‘Mbusse ‘ent’all’oglie
brucia nu lucignele.
Luce spanne attuorne
e murèa deségna
mbacce a mure scure:
Ombre longhe, ombre corte.
Facce larghe e attrappite
a le paréte appiccecate vire.
Suspira avvote ‘lla vamparèlla
avvote sfrija vulésse vulà.
Accusì ‘šta vita
‘šta vita noštra
corre luntane all’infinità.
E’ n’altaléna che fa
saglie-é-scigne
vola ‘ent’u biélle
sprufonna ‘ent’u male.
E che ‘mporta sé u štuppine
è de canape o line
e sé la carta è roscia o turchina?
Quanne l’oglie arriva a la fina
la luce ze štuta e ze ne va!
Chélla che rèšta fa brutta fina,
è la luce che sécuta a cammenà.
Corre e va! Corre e va!
Corre chiù de n’aréoplane
e te porta luntane
…all’Etèrnità.
1996
Il lumicino
Immerso nell’olio/ brucia un lumicino/ Luce spande intorno/ e ombre disegna/ sulle pareti scure/ Ombre lunghe, ombre corte/ Facce larghe ed invecchiate/ alle pareti appiccicate vedi/ Sospira a volte quella fiammella/ a volte frigge vorrebbe volar/ Così questa vita/ questa vita nostra/ corre lontano all’infinito/ E’ un’altalena che fa/ sali e scendi/ vola nel bello/ sprofonda nel male/ E cosa importa se lo stoppino/ è di canapa o di lino/ e se la carta è rossa o turchina/ Quando l’olio arriva alla fine/la luce si spegne e se ne va/ Ciò che resta fa una brutta fine/ E’ la luce che seguita ad andar/ Corre e va! Corre e va!/ Corre più di un aereoplano/ e ti porta lontano/ all’Eternità.
Férme e zitte
E’ passata la vita
rencurrènne na méta
che nen me recorde
né me ne vé’ mmènte u nome.
Ogni vota che štéva
p’arrevarla, z’alluntanava
cummé na buttiglia a mmare
che ‘rréca méssagge
pe caccherune ca pozza
menìrce a salvà.
E’ passata ‘šta vita
e l’illusione ca la méta
è vicina ze sfuma
e z’alluntana.
‘Nze lotta cchiù.
Ze so’ scunucchiate
le forze ‘é chi c’éva cunfurtà
e séme sbandate cumme
a gregge sènza pecurare.
La méta è sèmpe luntana
e chhiù cunfusa m’appare.
I’, pérò, férme e zitte
da ‘štu pošte aspètte
ché a la gènta torna la mémoria
prima ché na nova štrujjetoria
nen torna a farce reflètte.
La gènta scorda…
Prieste scorda…
(oh, quanta vote haje magnate
pane ‘nsuonne e me so’ sbauttite
da u passà d’apparécchie a šturme!).
I’, pérciò, férme e zitte aspètte
caccherune ca métte judizie
e me reporta ammènte
u nome ‘é ‘lla méta
ca me ‘ngenna ‘mpiette.
2002
FERMO E ZITTO
E’ trascorsa la vita/ rincorrendo una meta/ di cui non mi ricordo/ né mi viene a mente il nome/Ogni volta che stavo/ per raggiungerla, si allontanava/ come una bottiglia a mare/ che reca un messaggio/ per qualcuno che possa/ venire a salvarci/ E’ passata questa vita/ e l’illusione che la meta/ è vicina sfuma/ e si allontana/ Non si lotta più/ Si sono perse/ le forze di chi ci doveva confortare/ e siamo sbandati come/ il gregge senza pecoraio/ La meta è sempre lontana/ e più confusa mi appare/ Io però fermo e zitto/ da questo posto aspetto/che alla gente torni la memoria/ prima che un’altra distruzione/ non torni a farci riflettere/ La gente scorda…/ ( oh quante volte ho mangiato/ pane in sogno e mi sono impaurito/ dal passare di stormi d’aerei)/ Io però fermo e zitto aspetto/ qualcuno che metta giudizio/ e mi ricordi/ il nome di quella meta.
20 So’ turnate
Vint’anne so’ passate da quanne
ce mbarcamme pe l’Amèreca.
Recorde, pare ca fusse iére,
tate, mamma e nu’, cinche nennille.
Ke na cascetèlla ncuolle
attaccata che na capisciola
scignèmme a la štaziona.
Ciaccumpagnanne tutte l’amice
e quanne u tréne frišchiatte e partètte
nen sapèane s’u fazzulètte
l’avèana sventulijà o se ze l’avèana purtà
all’uocchie d’addò le štizze
scignèane a ‘mbonne la camicia.
E m’arrecorde quanda speranze,
quanda prumesse hai’ fatte a l’amice:
A chi ‘pprumettive la chiamata
na vota ca fusse arrevate,
a chi ‘pprumettive le dollere,
a chi sigarètte, a chi ciucculate.
Ma v’assicure nen v’haie scurdate.
Tanta lacreme haie penate
pe quanda vote v’haie penzate!
E nen ve ne diche quanne la séra
m’arretruave štrutte, štanche, sgrenate
sott’a le cupèrte, nen facév’aute
a penzà a u juorne ca fusse turnate.
Quille juorne paréva ca fusse sèmpe dumane.
E a dumane a dumane so’ passate vint’anne.
Vint’anne ru vì e mò so returnate
e finalmènte ‘štu suonne
pare ca z’è avverate.
Mò te revére Campuasce mie’
allungate da le Cése a San Giuuanniélle,
da le Camperèlle a le Limete
e me pare nu criature ca retrove crisciute
e spassianne pe ‘sse vije me sènte sperdute.
Ma po’ le piére, sule sule, me puortene
‘ncoppa le Munte.Saglie e scégne
scale e scalélle e revére
Pennine, Sanbartulumè, u Ponte Brušchie
e Sampaule e Santantuone.
Me retrove arzille
nnant’ u ciocchere appicciate
e a cantà pe’ Caitanèlla “ Oi Nénna-nénna”
e pe’ Ncurnatèlla “ Oi Peppenèlla”.
Ogni porta me recorda n’amiche
nu zie, na zia, na cummara,
pe’ dice tutta na štoria.
Da chélla funestra nen sènte chiù
Ncurnatèlla che canta…
Prima, pure de notte geranne pe ‘sse vije
nen te sentive maie sule,
‘nsacce, parèa ca štive sèmpe ‘ncumpagnija !
Parèa ca n’aute spirete abbetava pe ‘sse vije!
Camine e nen sacce, pare ca me sènte sbàuttite,
cumme se pe dént’a ‘sse vije,
che pe vint’anne me so’ purtate appriésse
chine de cante, de risa e pure de chiagne,
ze siéntene mò sule štrusce de muorte.
Mò tutt’è zitte e musce!
E pure se nu criature chiagne spurcellute
nnant’a la casa, u core nen me s’allatta cchiù,
bèncunte, quille Campuasce ca me so’
purtate mpiétte vint’anne pe’ l’Amèreca…
….E’ muorte!!!
1984
SON TORNATO
Vent’anni son passati da quando/ c’imbarcammo per l’America/ Ricordo pare fosse ieri/ babbo, mamma, e noi, cinque bimbi/
Con una cassetta in spalla/ legata con una fettuccia/ scendemmo alla stazione/ Ci accompagnarono tutti gli amici/ e quando il treno fischiò e partì/ non sapevano se i fazzoletti/ li dovavano sventolare o se li dovevano portare/ agli occhi da dove le lacrime/
scerndevano a bagnar la camicia/ E mi ricordo quante speranze/ quante promesse ho fatto agli amici/A chi promisi la chiamata/ una volta che fossi arrivato/ a chi promisi i dollari/ a chi sigarette, a chi cioccolato/Ma v’assicuro non vi ho scordato/Tante lacrime ho penato/ per quante volte vi ho pensato/ E non vi dico quando mi ritrovavo strutto, stanco, affaticato/ sotto le coperte, non facevo altro/ che pensare al giorno che fossi tornato/ Quel giorno pareva che fosse sempre domani/( E a domani a domani son passati vent’anni/
Vent’anni lo vedi, e ora sono tornato/ e finalmente questo sogno/ pare che si sia avverato/ Ora ti rivedo Campobasso mia/ allungata da Cese a San Giovannello/ da le Campere a Limiti/ e mi sembri un ragazzo che ritrovo cresciuto/ e passeggiando per le tue strade mi sento perduto/ Ma poi i piedi da soli mi riportano sui Monti/Salgo e scendo scale/ e scalette e rivedo Pennini/ San Bartolomeo, Il Ponte Bruschi e San Paolo e Sant’Antonio/ Mi ritrovo gagliardo davanti al ciocco/ acceso e a cantar per Gaetanella /” Nennanenna” e per Incoronatella “Peppenella”/ Ogni porta mi ricorda un amico/ uno zio,una zia, una comare/ per dire tutta una storia/ Da quella finestra non sento più/ Incoronatella che canta…/ Prima pure di notte girando per quelle strade/ non ti sentivi mai solo, non so/ pareva che eri sempre in compagnia/ Pareva che un altro spirito albergava per quelle strade/ Cammino e non so, pare che mi sento impaurito/ come se dentro a quelle strade/ che per vent’anni mi son portato dietro/piene di canti, di risa e pure di pianti/ si sentono ora solo fruscii di morti
/ Ora tutto è zitto e triste/ E pure se un bimbo piange nudo/davanti casa, il cuore non si intenerisce più/ dici bene, quella Campobasso che mi son/ portato nel cuore vent’anni per l’America…/ E’ morta!
La ‘ntratura
Sembrava na prucessiona
a veré ( da la Porta ‘e Sant’Antuone )
‘Ndré che purtave u patre
a canosce la nennélla so’.
Nnante jve isse
che nu mazze de sciure rusce
e che ru patre affianche.
Apprièsse secutavene
la mamma che le zijane
e po’, tutt’ammischiate,
frate e sosore,
fratecucine e sorecucine,
tutte misse ‘mbèllacopia
che nu carofene rusce mpiétte.
Réntra la casa la nènna
štèa spianne la menuta.
La purgessiona arrevata,
a la porta ha vattute
e la nènna tutt’allamparita
‘rrét’u ciardine è scappata
pecchè apparènne scurnosa
chiù bèlla mprissiona facésse.
Po’ la mamma è curruta
a chiamarla e ninamènte
z’è appresentata
che l’uocchie rerènne
‘e cuntentézza e facènne le fuse
cumm’a na attélla siamésa.
Po’ u priore, chiamate è menute,
e u cuntratte ha štennute
‘lencanne a puntine
chélla ca isse purtava
e chélla ca éssa purtava.
Ramaie pariénte
la fèsta z’aprètte
e ‘nnant’all’uocchie
ballà te verive
saucicce e presutte
mmescuotte e tentiglia
ca le stélle fa verè a pariglia.
(1958 rivista 1984)
L’entratura
Sembrava una processione/ a vedere ( da Porta Sant’Antonio)/ Andrea che portava il padre/ a conoscere la ragazza sua/ Davanti andava lui/ con un mazzo di fiori rossi/ e col padre accanto/ Appresso seguivano/ la madre con gli zii/ e poi tutti insieme/ fratelli e sorelle/ cugini e cugine/ tutti vestiti a festa/ e con un garofano rosso al petto/ Dentro casa stava/ la ragazza spiando l’arrivo/ La processione arrivata/ ha bussato alla porta/ e la ragazza tutta arrossata/ dietro al giardino è scappata/ perché apparendo scornosa/ più bella impressione facesse/ Poi la mamma è corsa a chiamarla e subito/ lei si è presentata/ con gli occhi ridenti/ di contentezza e facendo le fusa/ come una micetta siamesa/ Poi il Priore chiamato è venuto/ ed il contratto ha steso/ elencando a puntino/ ciò che lui portava/ e ciò che lei portava /Ormai parenti/ la festa s’è aperta/ e davanti agli occhi/ ballare ti vedevi/ salsicce e prosciutti/ biscotti e tintiglia/ che le stelle fa veder a pariglia.
Glossario
tentiglia – vino di tintiglia – particolare vitigno anticamente molto diffuso nel Molise.
fratecucine e sorecucine- cugini e cugine.
Tèrra mulesana
Quant’è bèlla
la tèrra d’u Mulise,
pure s’è chiéne
de vrécce e malajèrva,
che le muntagne aute,
che la néva ghianca
e che lu mare pure,
sèmpe azzurre.
E la gènta, le paisane mije,
tutta gènta bona e bèlla.
Gènta ‘ngènua, attaccata
a la tèrra e a la fatija,
gènta ca scégne da la muntagna,
gènta cu core spezzate!
Sì, u sacce, o paisane mije,
la tèrra noštra è povera,
ma bèlla cumme a éssa
‘ntèrra nen ce ne šta.
E vére ancora da la funèštra mia
chélla muntagna ghianca
d'andò na vota vedèa
u lupe ca scegnèa
chiane chiane
tutt’affamate
a ‘štu paése spaisate.
Ma la puurtà e la caraštija,
la fame e la ngurdenija d’u renare,
mannene ‘šta bona gènta
assai luntane
e ngopp’a ‘šta tèrra bèlla,
sana, aspra e forte
‘nce rèšta ché u lupe affamate.
1960
TERRA MOLISANA
Quanto è bella/ la terra del Molise/ pure s’è piena/ di pietre e malerba/ Con le montagne alte/ con la neve bianca/ e col mare pure/ sempre azzurro/ E la gente, i paesani miei/ è tutta gente buona e bella/ Gente semplice, attaccata/ alla terra e al lavoro/ gente che scende dalla montagna/ gente col cuore spezzato/ Sì lo so o paesani miei/ la terra nostra è povera/ ma bella com’è essa/ in terra non ce ne sta/ E vedo ancora dalla finestra mia/ quella montagna bianca/ da dove una volta vedevo/ il lupo che scendeva/ piano piano/ tutto affamato/ a questo paese disabitato/ Ma la povertà e la carestia/ la fame e l’ingordigia del denaro/ mandano questa buona gente/ assai lontano/ e sopra questa terra bella/ sana, aspra e forte/ non ci resta che il lupo affamato.
Nota: cuore spezzato= distrutto in quanto molte famiglie sono state smembrate dall’emigrazione
A la Fota
E’ nu pulmone rehonfie d’aria
mmiéz’a la prolva de le cave
ch’ammascichene la muntagna
a juorne a juorne e sènza posa.
Mmiéz’a le frasche de cèrque
e de gagge spenose
ché da ‘uaglione me saziavene de panéccasce (*)
è tutte nu liétte de jèrva.
Le ciérre aute fin’a ‘nciéle
so’ sponde e spundélle
addò ‘uaglione menive a rusciulijarme
che nénna štrétta a ‘štu core
ke la verrutézza d’u prim’amore.
Cantavene l’auciélle la matenata
e le turturèlle ‘ntriccianne vole
dicèane a u sèrpe gelusone:
Falle fa l’amore,va…falle fa l’amore!
Farfalle grosse quant’e nu quadèrne
veštite rosce, gialle, azzurre e ciclamine
sembravene fatine a la matina.
E pe l’aria nu profume ‘e viole
ze spannèa ‘nziéme a quille de la rosa
e tu, amore, jve la sposa
ch’arrecrijave u munne d’addore
che la freschézza de le vint’anne tuo’.
A ‘uardà chiss’uocchie
pure l’acqua frésca murmuriave
e pe nn’ spurcà ‘sse labbre z’acchiariva
facènne verè ‘nfunne la farina.
Cumm’éva bèlla, cumm’éva bèlla
chéll’acqua de la funtanèlla!
Funtanèlla de la Fota che cantave
a quištu core la canzona de l’amore,
fammela sentì ancora,
fammela sentì ancora ‘lla canzona,
sénnò i’ more pe ‘šta nuštalgija ‘e té!
La luna a séra ze mettèa
‘ncopp’u palche de le Munte,
accumpagnata da la vrézza ‘ntra le rame
e da u ciacciaccià de la ciuétta
cantav’a tutte na štrufetta
e le štélle tutt’in cor’
‘ncuraggiavene a fa l’amore.
Funtanèlla de la Fota, tu che miésce
l’acqua bèlla, fammela resentì,
fammela resentì ‘lla canzuncèlla.
1984
ALLA FOTA
E’ un polmone gonfio d’aria/in mezzo alla polvere delle cave/ che masticano la montagna/ giornalmente e senza sosta/ Tra le frasche di querce/ e di acacie spinose/ che da ragazzo mi saziavano di “pane e cacio”/ è tutto un letto di erba/ I cerri alti fino al cielo/ sono sponde e spondelle/ dove da ragazzo venivo a rotolarmi/ con l’amata stretta a questo cuore/ con la gagliardia del primo amore/ Cantavano gli uccelli la mattinata/ e le tortorelle intrecciando voli/ dicevano al serpe gelosone/ Fa lli fare all’amore/ Farfalle grosse quanto un quaderno/ vestite di rosso, giallo e ciclamino/ sembravano fatine al mattino/ E per l’aria un profumo di viole/ si spandeva insieme a quello della rosa/ e tu, amore, eri la sposa/ che rallegravi il mondo d’odore con la freschezza dei tuoi vent’anni/ A guardar i tuoi occhi/ pure l’acqua fresca mormorava/ e per non sporcar le tue labbra si rischiarava/ facendo vedere sul fondo la farinella/ Com’era bella, com’era bella/ quell’acqua della fontanella/ Fontanella della Fota che cantavi/ a questo cuore la canzone dell’amore/ fammela sentir ancora/ fammela sentir ancora quella canzone/ senno’ io muoio per la nostalgia di te/ La luna a sera si poneva/ sopra il palco dei Monti/ accompagnata dalla brezza tra i rami/ e dal ciacciaccià della civetta/ cantava a tutti una strofetta/ e le stelle tutte in coro/ incoraggiavano a far l’amore/ Fontanella della fota tu che versi /l’acqua bella, fammela risentir/ fammela risentir quella canzoncella.
(*) paneccasce: fiori di acacia.
Jèrva
Jèrva che triéme
a l’aliggià d’u viénte,
quanta sentemiénte
‘štu core te’ pe tè.
Štésa cumm’a nu mare
l’onna te ze ‘ncréspa
mèntre la bèštia annaspa
e cchiù z’attacca a té.
Jèrva, jèrva chiara,
jèrva vérde, jèrva scura,
jèrva profumata,jèrva recamata,
oh quanta vote
haje amate premènne
‘ncoppe a té!
De mènta o de tim’,
de ruta o de reddica,
de ‘ramégna o de papagne,
quante te ze magnene
vivene grazie a té!
Rént’a la massarija
è pronta ‘na recotta,
oh quanta panzarotte
z’ignene grazie a té!
Là pe la pratarija
allatta la pecurèlla,
joca la ‘uagliuncèlla
currènne ‘ncopp’a té.
Jèrva, jèrva bèlla,
jèrva sana, jèrva santa,
oh quante ze so’ sanate
avènne ferucie ‘e té!
Rirre la margarita
tutta reveštita ‘e pèrle
mèntr’i’ amore pènze a té:
M’ame, nen m’ame…
Promosse, nen promosse...
Vincésse, nen vincésse…
Quanta désidèrie haje
puošte ‘mbracce a té!
Jèrva, jèrva amica,
jèrva ca nen chiagne
quanne prém’u piére
‘ncopp’a té, quante
me manche ca quasce
me scapp’u chiagne
quann’accirene a té.
Là na stalluccia,
là nu ‘rattaciéle,
là nu ciumiénte ‘nzicche
‘ppoja ‘ncopp’a té.
Uommene scutate!
Barate a chélla che fate
ca se ‘ccusì secutate
‘nn’acceréte sulamènte a mé!
1984
ERBA
Erba che tremi a l’aleggiar/ del vento quanti sentimenti/ questo cuore nutre per te/ Stesa come un mare/ l’onda ti si increspa/ mentre la bestia annaspa/ e più si lega a te/ Erba erba chiara/ erba verde erba scura/ erba profumata erba ricamata/ Oh quantevolte/ ho amato premendo/ sopra te/ Di menta o di timo/ di ruta o di ortica/ di gramigna o di papavero/ quanti ti mangiano/ vivono grazie a te/ Dentro la masseria/ è pronta una ricotta/ oh quanti panzarotti/ si riempiono grazie a te/ Là per la prateria/ allatta la pecorella/ gioca la bambinella/ correndo sopra te/ Erba erba bella/ erba sana erba santa/ oh quanti si son curati/ avendo fiducia di te/ Ride la margherita/ tutta rivestita di perle/ mentr’io amore penso a te/ M’ama non m’ama/Promosso non promosso/ vincerò non vincerò/ quanti desideri ho/ posto tra le tue braccia/ Erba erba amica/ erba che non piangi/ quando premo il piede/ sopra te quanto/ mi manchi che quasi/ mi scappa il pianto/ quando uccidono te/ Là una casetta/ là un grattacielo/ là un avanzo di cemento/ poggia sopra te/Uomini ascoltate/ Badate a ciò xhe fate/ perché se così continuate/ non uccidete solamente me.
I’ chi so’
I’ chi so’,
chi voglie èsse’,
chi créde d’èsse’?
Niénte.
Però nu niénte
ché ha fatte sèmpe
u duvére suo’
che tutta l’anema,
servènne la gènta.
Ogge chi so’?
Niénte.
So’ nu niénte
ché dice grazie
pe’ ‘llu ziche
‘e vita che lle rèšta.
2002
IO CHI SONO
Io chi sono/ chi voglio essere/ chi credo d’essere/ Niente/ Però un niente/ che ha fatto sempre/ il suo dovere/ con tutta l’anima/ servendo la gente/ Oggi chi sono/ Niente/ Sono un niente/ che dice grazie/ per quel poco/ di vita che gli resta.
U GLIOMMERE
Quanne nasce l’ome
ficchia la manuccia rénd’u déstine
e piglia nu gliommere.
Ke ddu déta ‘cchiapp’u cape
e via via lu sfile…
Ze sberrita via facènne
u gliommere, chiane chiane,
nu poche a la vota.
E allora ze accorge
chi l’ha ‘vute luonghe
chi l’ha ‘vute curte
chi u file l’ha ‘vute a petacciélle
chi u ha ‘vute chine ‘e nurrechiélle
e chi, imméce,u file sfila lisce lisce.
Chéssa è la sciorta nostra!
Però nisciune po’ pò ricere
ca u gliommere suo’ éva
sule nurreche o tutte lisce
e s’éva curte po’, sappie isse
ca u riéste ze ru trove
stepate…‘mparavise.
2004
IL GOMITOLO
Quando nasce l’uomo/ introduce la mano nel destino/ e prende un gomitolo./ Con due dita prende il
capo/ e via via lo sfila…/ Si dipana via facendo / il gomitolo piano piano/ un poco alla volta/
E allora ti accorgi/ chi lo ha avuto lungo/ chi lo ha avuto corto /chi il filo l’ha avuto a pezzettini/
chi l’ha avuto pieno di nodini/ e chi invece il filo lo ha avuto che fila liscio liscio/ Questa è la sorte
nostra!/ Però nessuno poi può dire/ che il suo gomitolo era/ solo di nodi o tutto liscio/ e s’era corto poi
sappia lui / che il resto se lo trova/ conservato… in Paradiso.
Sott’a la cerqua
‘Ssettate a la sèggia
sott’a na cerqua
nu viécchie scôta
le zirle de l’auciélle
ché là fanne nide.
Nu libre sfoglia
e tra le déta ‘nzecchite
vota ‘lle paggene ‘ngiallite.
Ze férma nu mumènte
cumme se vulésse
recumponne u tiémpe,
pènza… la mane ‘nfronte
pe fermà u penziére.
Z’acciglie, n’atu mumente…
Ciarla la pica
‘ncima all’arbure…
chiacchiere antiche!
E u viecchie torna
a sfrunnà ‘lle paggene ,
‘nnante e ‘rréte,una a una,
chiane chiane,chiane.
Ha recapate u cape, finalmente!
Sott’a la cerqua antica
‘šta séra i’ vére
nu viécchie che sfoglia
u libre gialle de la vita.
2002
SOTTO LA QUERCIA
Seduto sulla sedia/ sotto una quercia/ un vecchio ascolta/ lo zirlare degli uccelli/ che là fanno nido/ Un libro sfoglia/ e tra le dita insecchite/ volta le pagine ingiallite/Si ferma un momento/ come se volesse/ ricomporre il tempo/ pensa…la mano alla fronte/ per fermare il pensiero/ Si acciglia, un altro momento./ Ciarla una gazza/ in cima all’albero/ chiacchiere antiche/ E il vecchio torna/a girare quelle pagine/ avanti e indietro/ una ad una, pianopiano,piano (lentamente). Ha ritrovato il capo ( della matassa), finalmente./Sotto la quercia antica/ questa sera io vedo/un vecchio che sfoglia/ il libro giallo della vita.
Desperazione
E’ morta! E’ morta!
Cumm’haja fa!
Cumm’haja fa!
‘Štu ninne ‘nzine
cu port’affà!
Ze lamentava pe la vija
‘na uagliona tutta sola
e chiagnéa che ru core
pùurèlla e resperata
p’u marite soccopate.
L’egoisme lamentava
šta štrujènne
la spècia umana.
‘ccire terra, ‘ccire sciume,
‘ccire pure piézze ‘e giuvene.
I’ nen sacce proipa,boh!
Andò va ru munne mò.
‘Nu signore che passava
vulètte sapè
che l’attreštava,
chi éva morta(?)
sé la mamma o na sora
o se fusse na cummara
p’u dulore che lamentava.
La ‘uagliona desperata
che na lacrema sciupata
“ Sciè scelate – respunnètte –
nne ru vire tutt’attuorne
šta nu munne de cecate
e la speranza z’è crepata !”
1994
DISPERAZIONE
E’ morta! E’ morta!/Come devo fare/Come devo fare/ questo bimbo in grembo/ perché lo porto?/ Si lamentava per la strada/ una ragazza tutta sola/ e piangeva di cuore/ poverina e sconsolata/ per il marito disoccupato/ L’egoismo lamentava/ sta struggendo/ la specie umana/ uccide terra, uccide fiumi/ uccide pure pezzi di giovani/ Io non so proprio,boh!/ dove va il mondo ora/ Un signore che passava/volle sapere/ cosa la rattristava/ chi era morta/ se la mamma o una sorella/ o se fosse solo una comare/ per il dolore che lamentava/ La ragazza disperata con una lacrima sciupata/ ! Sei scemo- rispose-/non lo vedi tutto intorno/sta un mondo di ciechi/ e la speranza è crepata!”
Séra d’aušte
Ché fèšta ‘n ciéle!
Chiovene pèrle e diamante
‘ncopp’a la muntagna dištante.
‘Uagliune auzene mane
a ‘nzignà u mištére ‘n ciéle:
una là, là n’auta e po’…
po’ u cunte ze pèrde luntane.
So’ tante a ‘nzignà
le štélle cadènte
ché lucene ‘nciéle d’éštate.
So’ tante a sperà
ché nu désidèrie z’avvére ‘n’ištante.
La luna ‘rrét’a la casera gialla
ze fa roscia de fuoche
e canta all’amore.
Svigliete core mi’
canta pure tu
‘nziéme a la luna ‘sta šéra!
Ma ‘mbambalite, i’ rèšte
a ‘uardà la luna fatata
e le štélle che ballene
e cantene ‘ént’a la nuttata.
‘Šta séra me sènte ‘uaglione
che rèšta ‘ncantate
a la voce che conta
u cunte de la fata,
mèntre la luna d’aušte
acchiara la notte
a le ‘nnammurate.
2002
SERA D’AGOSTO
Che festa in cielo/ Piovono perle e diamanti/sulla montagna distante/ Ragazzi alzano la mano/ ad indicare il mistero in cielo/una là, là un’altra e poi…/ poi il conto si perde lontano/ Son tanti ad indicare/ le stelle cadenti/ che luccicano in cielo d’estate/ Son tanti a sperare/ che il desiderio si avveri una volta/ La luna dietro la casa gialla/ si fa rossa di fuoco/ e canta all’amore/ Svegliati cuore mio/ canta pure tu/ insieme alla luna ‘sta sera/ Ma confuso io resto/ a guardare la luna affatata/ e le stelle che ballano/ e cantano nella nottata/ Questa sera mi sento ragazzo/ che resta incantato/ alla voce che narra/ il racconto della fata/ mentre la luna d’agosto/ rischiara la notte/ agli innamorati.
DULORE
Quanne ‘ssa facce de céra
na spina ze sènte
e arrescigne le riénte
e nu pungeche ‘ngènne
rént’u core,
allora so’ i’ che resènte
u dulore
e te vasce ‘sse gote
t’assughe le lacreme d’ore.
Tu cuntènta
repiglie u culore
e doce t’arape all’amore.
2005
DOLORE
Quando cotesta faccia di cera/ una spina si sente/e stringe i denti/ e un punto brucia/ nel cuore/ allora sono io che risento / il dolore/ e ti bacio le gote / t’asciugo le lacrime d’oro/ Tu contenta / riprendi il colore/ e dolce t’apri all’amore.
Transumanza
Ché è ‘štu rumore de passe
‘štu scampanijà leggiére
che férma u suonne e u penziére
e štraporta l’anema pe la vija?
Ché è ‘šta museca doce e antica
ca me rapisce e me métte
na gulija de cerca’ la natura?
So’ le pašture ché da la Puglia
puortene le bèštie a la muntagna.
Passene lamentose vacche pècure e crape
appriésse a u capemandra.
Štanne attiénte le cane
a la pècura sbandata.
Arréte u mule sbatte le zuocchele
ferrate e ségna u passe e dà core
all’ajne frische nate
ché chiama ancora mammamè.
Voce ze richiamene ne la nuttata
e penziére vanne luntane a la sposa lassata.
So’ le voce de le pašture
che vanne pe le tratture
secutanne u richiame fatate
e la voce de le patre
e fanne la transumanza.
2002
TRANSUMANZA
Cos’è questo rumore di passi/ questo scampanio leggiero/ che ferma il sonno e il pensiero/ e ti porta l’anima per la via?/ Che è questa musica dolce e antica/ che mi rapisce e mi mette/ una voglia di cercar la natura?/ Sono i pastori che dalla Puglia/ portano le bestie alla montagna/ Passano lamentose vacche pecore e capre/ appresso al capomandria/ Stanno attenti i cani/ alla pecora sbandata/ Dietro il mulo batte gli zoccoli/ ferrati e segna il passo e dà cuore/ all’agnello appena nato/ che chiama ancora mammamè (voce onomatopeica che sta per mamma mea)/ Voci si richiamano nella notte/ e pensieri vanno lontano alla sposa lasciata/ Sono le voci dei pastori/ che vanno per i tratturi/ seguendo il richiamo fatato/ e la voce dei padri/ e fanno la transumanza.
Chiove
Chiove e štizze sbattene
mbacce a le vrite.
U nase squacciate a la laštra,
passene pe’ cape penziére:
quille è muorte ‘e subbete,
u tale ze n’è jute k’u tumore,
zembrosie ha tuote l’ajdds,
là è scuppata l’atommeca…
Mbacce a le vrite
štizze sbattene e ze mpèrlene.
La pecundrija m’abboglie e pènze:
ajdds, vruscele, tumore,
atommeca, droga, diossina,
quanta ‘ndruglie avveliénene
‘šta vita noštra longa
quant’a na sciammata ‘e frusce.
E fru-fru me scorre pe le ‘rine
u tremuricce che ncaténa u core.
Atommeca…Aidds… Tumore…
Oddije! Ma ce sarà dumane
pe le ninne nuoštre
na spéra ‘e sole?
E ‘ntante fore chiove,
le stizze sbattene
mbacce a le vrite
e…necheléjene!
1987
3° Classificato Premio Cremonese 1987
Motto: Sul mio capo le pene del mondo.
Giudizio della Giuria presieduta da Sabino D’Acunto:
“ Una poesia che si cala nel vivo della nostra dura attualità e nella sua economia informativa lancia segnali che rimandano il lettore alla lacerante realtà del contesto sociale nel quale viviamo ( chiove ). La tematica come fatto storico si inserisce in una tipicità contenutistica essenziale dove anche un fenomeno naturale diventa, per la condizione umana, una metafora.
PIOVE
Piove e gocciole battono/ sui vetri/ Il naso schiacciato alla lastra/ passano per capo pensieri/quello è morto d’infarto/ il tale se n’è andato col tumore/ sempronio ha preso l’AIDS/ là è scoppiata l’atomica/Sui vetri/ gocciole sbattono e si imperlano/ La depressione mi avvolge e penso/aids,brufoli, tumori,/ atomica,droga,diossina/ quanti intrugli avvelenano/ questa vita nostra lunga/ quanto la fiammata di un fuscello/E fru-fru mi scorre per le reni/ il tremore che blocca il cuore/ Atomica…AIDS…Tumore…/Mio Dio! Ma ci sarà domani/ per i nostri bimbi/ un raggio di sole?/ E intanto fuori piove/ le gocciole battono/sui vetri/e brillano.
L’angiulille de la scola
Ottobre nu dulore ci ha lassate
e rént’u core na frana z’è ‘ncrijata,
pecchè de štu Muliše amar’
u Signore le mèglie
figlie z’ha chiamate.
Štèane a la scola ‘ncumpagnia
a lègge e scrive de štoria e poésia
quanne la tèrra tréma
e nne dà scampe ‘rrubbanneze
la vita de tutte quante.
Vintisètte uagliune bèll’assaie
vintisètte angiulille allarganne l’ale
e che lore la maéštra a vole ze menaie
ca avèane fatte patte
de nne separarze maie.
Mò San Giuliane chiagne
la Santa e l’Angiulille suo’
speranne ché la tèrra ‘ntréma chiù.
Vulésse sapé, Signore, pecchè
a ‘šta terra te piglie le mèglie
figlie suo’? Pecchè la vita
sparagne a brejante e assassine
ché de malefatte štrujjene
u munne ca scié fatte tu?
Mò pe ‘lle uagliune
le mamme scunzulate
chiagnene e ze štrujjene
e nen ce šta parola
che fréna ‘llu dulore.
Nuèmbre a chiéne mane
le lacreme recuoglie
e tu, Signore, ‘n ciéle,
che te scié pigliate l’Angele
acquiéta de ‘šte mamme
le péne e lu dulore
e guarda ke l' amore
a chi è remašte orfene
de la Santa de la scola.
2002
GLI ANGIOLETTI DELLA SCUOLA
Ottobre un dolore ci ha lasciato/ e dentro al cuore una frana si è creata/ perché di questo Molise amaro/ il Signore i migliori/ figli a lui ha chiamato/ Stavano a scuola in compagnia/ a leggere e scrivere di storia e poesia/ quando la terra trema/ e non dà scampo rubandosi/ la vita di tutti quanti/ Ventisette bambini belli assai/ ventisette angioletti allargarono le ali/ e con loro la maestra a volo li seguì/chè avevano fatto patto/ di non separarsi mai/ Ora S.Giuliano piange/ la Santa e gli Angioletti suoi/ sperando che la terra non tremi più/ Vorrei sapere Signore perché/ a questa terra ti prendi i migliori/ figli suoi? Perché la vita/ risparmi a briganti e assassini/ che di malefatte distruggono/ il mondo che hai creato tu?/ Ora per quei bambini/ le mamme sconsolate/ piangono e si struggono/ e non c’è parola/ che freni quel dolore/ Novembre a piene mani/ le lacrime raccogli/ e tu, Signore, in cielo/ che ti sei preso gli Angeli/ acquieta di queste mamme/ le pene e il dolore/ e guarda con amore/ a chi è rimasto orfano/ della Santa della scuola.
All’avv. Tommaso Bucci a cui tanto piacque questa poesia
La ficétra e la nénna
Na ficétra ‘e chiuppe ché z’arrecriave
a zumpà fin’all’ulme de na štrepparèlla
‘n faccia a la riva d’u sciume,
sènte na nénna strujerze appujata
appiére d’u tronche nuduse.
- Pecchè chiagne nénna?- addummannatte l’auciélle.
- U spose m’ha lassata e mò so’ remašta sola
e u dulore me préme mpiétte
e me ne voglie ji’, me voglie accirre.-
- Maronna mè, scié pazza – arrespunnètte l’auciélle.
- Pure u chiuppariélle mò fa l’anne
facèa lu štésse a la caruta de le foglie.
Lassa ji’ ‘sse penzate. Cunzuolete!
U dulore ché tu chiame amore
è cumm’a la foglia de la noce:
Verzechèja nnascosta sott’a le lacreme
d’u viérne, ‘ngiglia a primavéra c’u sole
cucènte e ze fa arzilla e sboccia.
All’éstate canta e rirre pe la fèšta
ca le fanne le grille.
Ze štufa all’autunne ngiallite
e ze ne va pe la vija de le recuorde.
1984
LA FICETRA E LA FANCIULLA
Una ficetra di pioppo che si divertiva/ a saltare fino all’olmo di una stradina/in faccia alla riva del fiume/ sente una fanciulla struggersi appoggiata/ ai piedi del tronco nodoso/ Perché piangi fanciulla? Chiese l’uccellino/ Lo sposo mi ha lasciata ed ora son rimasta sola/ e il dolore mi preme in petto/ e me ne voglio andare, mi voglio ammazzare/ Madonna mia sei pazza rispose l’uccellino/ Pure il pioppino or fa un anno/ faceva lo stesso alla caduta delle foglie/ Lascia stare questi pensieri.Consolati/ Il dolore che tu chiami amore/ è come la foglia del noce/Verzica nascosta sotto le lacrime/dell’inverno, ingiglia a primavera con il sole/ cocente e si fa gagliarda e sboccia./ All’estate canta e ride per la festa/ che le fanno i grilli/Si stufa all’autunno ingiallito/ e se ne va per la strada dei ricordi.
Na séra a Surriénte
N’arche ‘e paravise ze ‘nzinua
mmiéz’all’onna d’u mare
e l’aštre d’argiénte me guarda
e parla a ‘štu core
parole d’amore.
Sciure d’arance ‘é ciardine
spannene pe l’aria l’addore
e fronne ‘é limone
spiene luccele ‘é lampare luntane.
Amara è ‘št’ora pe chi šta luntan’!
E nne me pare vére
ca štènghe a Surriénte
paése de le nnammurate.
1987
UNA SERA A SORRENTO
Un arco di paradiso si insinua/ in mezzo all’onda del mare/ e l’astro d’argento mi guarda/ e parla al mio cuore/ parole d’amore/ Fiori d’arancio di giardini/ spandono per l’aria l’odore/ e foglie di limoni/ spiano lucciole di lampare lontane/ Amara è quest’ora per chi sta lontano/ E non mi pare vero/ che sono a Sorrento/ paese degli innamorati.
Mulisane p’u munne
Désidèrie ‘nganne
e speranze cuvate:
u pane.
Tu vai luntane
pe’ paisce sperdute
o mulisane.
Sule,
sènza na mamma
che te recumponne u liétte.
Sule,
sènza surrisce de ninne
ché t’appiccia u piétte.
Sule,
sènza na sposa
che te vascia ‘mmocca.
Trište,
trište e sule
chiagne nnascuoste
e nn’ lu dice maie.
Luntane,
luntane tu štaie.
U paése nell’uocchie
l’amore mpiétte
e le speranze cuvate.
Luntane tu štaie
pe’ t’abbuscà u pane.
2002-10-09.
MULISANE P’U MUNNE
Desideri in gola/ e speranze covate/ il pane/ Tu vai lontano per paesi sperduti/ o molisano/ Solo/ senza una mamma/ che ti ricompone il letto/Solo, senza sorriso di bimbo/ che ti accende il petto/ Solo/ senza una sposa/ che ti bacia sulla bocca/ Triste/ triste e solo/ piangi di nascosto/ e non lo dici mai/Lontano/ lontano tu stai/Il paese negli occhi/l’amore nel petto/e le speranze covate/Lontano tu stai/ per guadagnarti il pane.
Tèrra di Lunigiana
N’haje vište de tèrre
sparze p’u munne
da quanne so’ nate.
Ze so’ ‘mbriacate chišt’uocchie
de paisce pettate,
ma qua so’ remašte ‘ncantate
e forze štrijate
pe quanta culure
té’ matra natura.
‘Mpaštata ‘e surrise
pettata de rosa
me pare na sposa
‘šta terra a verè.
Ddu’ sciume pescuse
ze štiénnene a mare
e dall’acqua trasale
na museca arcana.
La gènta te parla
cu core e surriše
te canta na štoria,
te conta de vita.
Castiélle ‘mpuštate,
muséie alleštite,
auciélle che cantene
tra caštagne adducite.
Ohi gènte menite,
menite a ‘uardà,
ca quište è paése
da Fata crijate
e secure truuate
la tanta sperata
Félicità.
1987
TERRA DI LUNIGIANA
Ne ho viste di terre/ sparse per il mondo/ da quando son nato/Si sono ubriacati questi occhi/ di paesi dipinti/ ma qui son rimasto incantato/e forse stregato/ per quanti colori/ ha madre natura/ Impastata di sorrisi/ dipinta di rose/ mi sembra una sposa/ questa terra a vederla/ Due fiumi pescosi/ si stendono a mare/ e dall’acqua trasale/ una musica arcana/ La gente ti parla/ con cuore e sorriso/ ti canta una storia/ ti racconta la vita/ Castelli impostati/ musei allestiti/ uccelli che cantano/ tra castagni dolcissimi/ Oh gente venite/ venite a guardare/ che questo è paese/ da Fata creato/ e sicuro trovate/ la tanto sperata/ Felicità.
PENZIERE
Cumme a štreppune ‘nzecchite
penziére vu remenite
e l’anema me turmentate.
Štrade bbrecciate, piére nure
gènte affamate, cose perdute,
famiglie pèrze e ‘nnucènze vennute.
Quanta scure a luce vu repurtate!
Mò che u brutte è luntane
e l’anema pare rasserenata
so’ cose che tutte ze so’ scurdate.
E ‘stu core è preoccupate.
Quante vulésse ca chélla speranza,
ca bruciava ‘mpiétte a chi remanètte
e ché maneche affuciate armava,
turnasse a arde rent’a le piétte
‘e ‘šta giuventù,
sanghe d’u sanghe nuostre,
da nu stesse tradita e abbandunata.
2006
Pensieri
Come sterpi secchi/ pensieri voi ritornate/ e l’animo mi tormentate./ Strade brecciate, piedi nudi/ gente affamata, cose perdute/ famiglie distrutte e innocenze vendute./ Quanto buio riportate a luce!/ Ora che il brutto è lontano/ e l’anima rasserenata/ son cose tutte dimenticate./ Quanto vorrei che quella speranza/ che bruciava nei petti a chi scampò al destino/ e che maniche rimboccate armava/ tornasse ad ardere nei cuori/ di questa gioventù/ sangue del nostro sangue/ da noi stessi tradita e abbandonata.
Nu’ ddu’
Nu pire e nu mile,
na curnacchia e nu cuorve,
ddu’ core,
‘na museca sola:
Nu’ ddu’.
2002
NOI DUE
Un pero e un melo/ una cornacchia e un corvo/ due cuori/ una musica sola/ Noi due.